Remotalypse NOW: non tutti vogliono tornare in ufficio

Questo è un messaggio che ho mandato in mailing list DevDay Salerno, a cui vi consiglio di iscrivervi se siete della zona.

Dopo un anno e mezzo di pandemia e di remote working, molte aziende si stanno riorganizzando per ritornare in ufficio a settembre 2021. Tuttavia, dopo aver assaporato la libertà di poter lavorare da casa, molti dipendenti non vogliono più tornare a occupare le vecchie scrivanie. In tanti si sono chiesti se andare fisicamente in un posto, la mattina, fosse davvero indispensabile per poter svolgere i propri compiti. Soprattutto, molti hanno riscoperto che la vita è molto più dell’ufficio, potendo assistere alla crescita dei propri figli o praticando hobby e sport che altrimenti non avrebbero potuto praticare. Molti altri si sono trasferiti da San Francisco (dove la vita è carissima) alla loro città natale, toccando con mano quanti soldi vanno letteralmente in fumo per affitto e servizi che in altre parti del mondo costano meno della metà.

Risultato? Si stima che tra il 10 e il 25% dei dipendenti USA si licenzierà e non ritornerà a lavoro.

Una classica foto dei remote workers dopo essersi licenziati.

Un numero così alto di dipendenti che si licenzia potrebbe mandare KO un’azienda. Non pensate al mercato italiano, dove bene o male si lavora per guadagnare uno stipendio che solitamente è di quattro spiccioli. Negli USA la situazione è molto più dinamica. Le aziende tecnologiche pagano bene e il mercato interno è in perenne carenza di personale. Un -10% nella forza lavoro di Google, che ha 135k dipendenti, sono 13k persone che non vanno più a lavorare. L’equivalente degli abitanti del mio comune!

L’impressione è che il processo di trasformazione da lavoro in ufficio verso lavoro da remoto fosse già iniziata da tempo, tuttavia il tasso di crescita era lento e stabile. La pandemia ha cambiato tutto, e d’un tratto ci siamo trovati nel 2025 (o nel 2030?), solo che alcune aziende non l’hanno capito.

Ma le aziende dovrebbero fare i propri interessi o quelli dei loro dipendenti? Le statistiche dicono che dove ci sono dipendenti felici c’è anche un grande fatturato, ma forse è più vero il contrario. Le aziende che vogliono tornare in ufficio credono fermamente che solo in ufficio si crei quell’alchimia che porta le persone a collaborare, ad essere empatiche, a pensare ai problemi in maniera nuova e sviluppare nuove soluzioni di gruppo. Nella loro visione, Il remote è l’elogio dell’individualismo, l’ufficio la patria della collaborazione.

Dunque, succederà? Davvero ci saranno licenziamenti di massa? O sono solo i giornali che provano a costruire una storia lì dove in realtà non c’è nulla di concreto? Staremo a vedere. Intanto, mi sorprende che in Italia nessuno ci stia pensando seriamente.

Caro lettore, è il momento di tornare a studiare l’inglese. Non so come andrà a finire, ma il trend è abbastanza chiaro, e nei prossimi 5-10 anni il lavoro come lo intendiamo oggi non sarà più lo stesso. Sappiamo tutti che un framework si può imparare in 1 mese, mentre l’inglese ha bisogno di pratica ed allenamento costante. Chi lo parla e lo scrive può ambire al mondo intero, chi invece non lo parla resta bloccato nei confini nazionali con tutte le sue contraddizioni.

Fonti:

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