L'importanza di un Pet Project spiegata da chi non ne ha mai realizzato uno

Ieri ho letto questo bellissimo articolo, “consigli per l’ambizioso diciannovenne” (in inglese). In questo articolo si esaminano le tre strade che un 19enne può scegliere:

  • andare all’università

  • iniziare una sua startup

  • andare a lavorare per un’azienda.

Bene, ogni strada ha i suoi pro e i suoi contro, ma siccome siamo sul mio blog vorrei parlarvi della scelta che a suo tempo feci io: andare all’università.

L’Università é stata, per molti versi, la mia salvezza dato che fino a quel momento non ero molto bravo a scuola, anzi in verità non sopportavo lo studio di materie leggermente inutili come la filosofia o il latino.

All’Università ci stavo bene e mi piaceva studiare. I voti sono sempre stati molto proporzionali all’impegno che ci ho messo, quindi quando fai una cosa che ti piace e ci metti la passione i risultati arrivano. Ed é stato così che ho terminato il percorso universitario specialistico con 110&lode.

Eppure terminata l’Università avevo la sensazione di non saper fare nulla. Non avevo idea di come si lavorasse in un team, come si programmasse “seriamente” in un’azienda, ma anche su un progetto open source. Sembrava tutto alla mia portata, ma anche difficile e inarrivabile.

Dopo anni di lavoro posso dire con franchezza che il mondo del lavoro non é tutta questa esperienza. I problemi sono tanti, in primis il fatto che si lavora su progetti sostanzialmente noiosi (chi vorrebbe lavorare su un gestionale per farmacie?! Chi?!) e anche se sono progetti da milioni di euro, a te arrivano 1200€/mese (il mio primo stipendio netto).

Con un Pet Project puoi fare esperienza da subito

Le parti più belle del lavoro sono proprio la possibilità di lavorare con persone più brave di te e di sbattere la testa su problemi difficili (e risolverli). In particolare il secondo punto mi appassiona, perché mi permette di fare un mucchio di ipotesi e di validarle tramite debugging e prove più o meno strampalate. È così che ho scoperto di essere più appassionato al frontend (e incidentalmente a javascript).

Eppure un modo di fare esperienza prima della laurea c’é. Cinque anni universitari rischiano di essere buttati a mare se li avete passati solo a imparare teoremi e non avete realizzato alcunché di interessante. L’Università é il luogo ideale in cui ci si può trovare un “problema da risolvere” e lavorare, anche creativamente, per risolverlo. Ero all’Università che ho pensato, solo per citarne due, a un “Uber prima di Uber” (da me fantasticamente chiamato Portamy) e a un’app per cellulare che mi permettesse di collegarmi al wifi Unisa (all’epoca bisognava loggarsi esplicitamente per fare ogni cosa, credo sia ancora così).

Purtroppo sono sempre stato uno di quelli che pensa “prima devo conoscere tutto sulle tecnologie che mi servono e poi posso lavorare”, quindi non sono mai partito con questi progettini paralleli. Volevo farli bene, volevo farli con la giusta ingegneria. Non avevo neanche la consapevolezza che mi stessi facendo un torto da solo.

Vorrei poter tornare indietro e iniziare lo sviluppo di qualcosa, qualsiasi cosa, su cui possa dire di averlo pensato, sbagliato, ma realizzato io; é una vera palestra, si capiscono molte dinamiche e le proprie inclinazioni, e magari ci si apre da soli una strada più felice di quella che potrebbe essere in una grande azienda.

In USA c’é un vero e proprio culto per i side projects, infatti i Venture Capitalists sono molto attratti da quelle applicazioni che risolvono problemi reali (quali problemi sono più reali di quelli che avete voi oggi?) o da soluzioni creative a problemi già affrontati (machine learning ai libri di ricette?). Lavorare in gruppo a questi progettini é un ulteriore plus: all’Università potete scegliervi il meglio dei colleghi, non subirli come nel mondo del lavoro.

Un altro punto a favore dei Pet projects é che, essendo voi neolaureati, nessuno si aspetta che siano “production ready” ma se l’idea é bella tanti verranno a bussare alla vostra porta, anche persone con la giusta esperienza, per portare il vostro progetto at the next level. (forse sto un pò esagerando, ma non troppo).

Alla fine degli studi, qualunque strada si decida di intraprendere, il vostro “Pet project” sarà una delle vostre medagliette da esporre orgogliosamente sul petto.

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