Due-tre opinioni sul Growth Hacking da uno che non ha mai fatto nulla di marketing

Growth Hacking. Growth Hacking ovunque. Pure nei bagni dell’autogrill.

E’ la buzzword del momento: un fenomeno che sta riguardando l’universo del marketing e delle startup, che si propone come la Metodologia Unica™ di accrescimento della vostra società, budget permettendo.

Andiamo al sodo; ecco come è nato questo post: dal libro sul Growth Hacking di Luca Barboni.

Il libro

Sono rimasto molto soddisfatto da questo libro: io sono un programmatore e non conosco nulla di marketing. Per me il marketing era tutto quello che si faceva per sponsorizzare il prodotto sui vari canali: pubblicità, testi, immagni, grafiche, video, etc. In genere c’è un “budget” e un “reparto” della tua società che deve stare attento a come lo si spende. E’ questo, no?

Se la pensi così ti sarai accorto che c’è un problema enorme alla base: non saprai mai quale azione ha portato a un aumento del fatturato. I miei clienti hanno visto la pubblicità su facebook? Oppure quella in tv? O forse il cartellone sull’A4? Non c’è nessun modo per saperlo.

Il Growth Hacking invece è una disciplina empirica (col nome impronunciabile per un italiano) che permette di misurare, tramite esperimenti controllati, l’impatto di ogni tua azione sui tuoi clienti.

Il libro è piuttosto operativo, infatti superati i primi capitoli introduttivi troverete un’intera sezione su come mettere in pratica tutte le fasi che compongono la crescita di un prodotto: dal momento in cui un cliente vi scopre, al momento in cui acquista qualcosa da voi, fino al momento in cui vi consiglia a un amico.

Cosa mi ha colpito

Ci sono cose che ho annotato e che mi hanno colpito maggiormente:

  • GH non è un insieme di tips n’ tricks. E’ una metodologia. Se trovate siti che vi propongono cinquanta azioni di Growth Hacking che potete mettere in pratica sul vostro sito, beh, scappate perchè non sanno nenache di che stanno parlando.

  • NON iniziare il GH senza avere un sistema per misurare ogni possibile azione che ti interessa. Ad esempio, se vuoi sapere quanti clienti vengono sul tuo sito da facebook, devi avere modo di poterlo tracciare (landing page dedicata, etc). Se vuoi tracciare il numero di clienti che si iscrivono tramite altri clienti, DEVI avere una piattaforma che ti permette di tracciare tutto.

  • Esistono due momenti per un’azienda che sta lanciando un prodotto: la fase pre-market fit e la fase post-market fit. In pratica, nella prima fase state realizzando un prodotto e state cercando di fare in modo che sia ciò di cui il cliente ha bisogno. In questa prima fase vi focalizzate sulle funzionalità più che sulla sua crescita. La seconda fase invece corrisponde a quando avrete creato un prodotto “valido”, e potete finalmente dare fuoco al budget per pubblicizzarlo.

  • Il marketing non è qualcosa di esterno all’azienda, non è un ufficio a parte: il primo growth hacker è il CEO. Tutti dovrebbero sapere che esperimenti stiamo facendo, cosa ha funzionato, e cosa no.

Ma la cosa che più mi ha sorpreso è che …

Non essendo un marketer non posso confermare nè smentire: davvero nel marketing “classico” i soldi vengono spesi “alla cieca” senza nessun controllo sul risultato ottenuto? Davvero non si misura nulla, se non il fatturato o il numero di clienti, in termini piuttosto generici? Su questo sono sconvolto: sarà che vengo dall’informatica, ma penso che se non ti poni obiettivi misurabili puoi dire tutto e il contrario di tutto, senza avere mai ragione.

Infine, mi sono posto una domanda che - sono sicuro - si saranno posti tutti: si può fare Growth Hacking per aziende tradizionali? Io intendo per aziende che hanno un business decisamente offline, non so, pensate a una pizzeria o a un negozio di vestiti.

La risposta del Growth Hacking “classico”: “si può fare, basta che la parte di promozione la fai online e continui a misurare tutte le azioni e reazioni”.

La risposta di Michele Nasti™: Si può fare anche se non si ha un sito internet, nè una presenza online consolidata: la metodologia è applicabile anche “fuori da internet” (è una metodologia!) e la parte di metriche può essere raccolta offline… e i calcoli si possono fare “a mano”… etc etc insomma è chiaro che diventa più complicato e, presumibilmente, impreciso, ma si può fare. Forse a questo step non ci siamo ancora arrivati, e servono ulteriori semplificazioni per migliorare il processo. Ma in cuor mio penso che si possa fare. L’unico vero problema è che non è scalabile: se il negozio è grande, o è molto trafficato, diventa difficile tracciare gli eventi che ci interessano.

Bene, dopo tutto sto casino non mi resta che augurarvi un crescita iperbolica! Se diventate ricchi, ricordatevi di me.