L'innovazione non copia

Negli ultimi (in realtà anche primi) 5 anni di carriera lavorativa, quante volte avrò detto “dai ragazzi, ci basta pensare a una bella idea e faremo soldi a palate”? Ecco, se siamo ancora tutti povery ci sarà un motivo. E il libro From Zero to One (da me linkato nella versione italiana, Da Zero a Uno) prova a spiegarci qual è.

Chi è Peter Thiel

Peter Thiel, autore del libro, è uno dei fondatori di Paypal. Quella cricca di personaggi che all’epoca l’ha venduto a Ebay è oggi una delle gang di miliardari più potenti del mondo. E il bello è che sono tutti imprenditori seriali, quindi tutti si sono lanciati in altre aziende, chi come CEO chi come investitore.

La fortuna di noi informatici e non solo è che possiamo apprendere tanto da loro, visto che hanno scritto libri interessantissimi e di forte impatto: sul mio blog ho già parlato dei libri di Reid Hoffman e della vita di Elon Musk, altri membri della gang.

Dopo aver venduto Paypal, Thiel ha lanciato un suo fondo di investimento e tra le aziende che ha direttamente finanziato ce ne sono due che fruttano svariati milardi: una di queste è una piccola startup californiana di nome Facebook, e un’altra è meno nota (opera nel settore dei big data) chiamata Palantir.

Insomma, Thiel è uno che di business se ne intende.

Cosa mi ha colpito del libro

Ci sono tantissimi spunti interessanti. Non voglio ripeterveli capitolo per capitolo, ma alcune cose sono da insegnare nelle facoltà di economia & informatica di tutto il mondo:

  • Una startup che inventa qualcosa di nuovo, che rivoluziona un mercato, va da zero a uno: crea un nuovo business dove prima non c’era nulla. Chi invece migliora un prodotto già esistente va da uno a n, e nell’opinione di Thiel così non farai mai il botto.

  • Thiel ci tiene a precisare che andando da zero a uno creerai un monopolio, e nella sua visione i monopoli non sono un male: anzi, sono l’unico modo per fare soldi veri. Teniamo presente che comunque i migliori monopoli non dureranno all’infinito (10 anni?).

  • Uno dei criteri che usa Thiel nello scegliere le startup da finanziare è: il prodotto che mi si sta proponendo migliora di dieci volte altre soluzioni sul mercato? Infatti secondo Thiel se non stiamo migliorando di almeno 10x, è inutile perderci tempo (e cita il caso delle startup che trattavano pannelli solari, che miglioravano le soluzioni esistenti di 1.5-2x. ).

  • E’ una soluzione a un problema reale? Nessuno vuole pagare per un prodotto che non serve, o in cui non vede alcun valore.

  • Come fare molti utenti in fretta? Adesso risponderemmo in coro “Growth Hacking!” (recensione in arrivo!), ma questo è un problema da risolvere subito, addirittura quando la startup viene fondata. Thiel suggerisce di partire da una nicchia e poi espandersi.

  • L’importanza del cofounder. Nel libro c’è un capitolo bellissimo sul momento in cui le startup nascono, che Thiel giudica un momento magico. E ribadisce che tra i cofounder ci dev’essere un patto di sangue. A quest’affermazione segue il corollario:

Se hai un’idea, e all’atto della creazione dell’impresa non hai TUTTE le competenze per poterla sviluppare indipendentemente, LASCIA PERDERE. Eviterai di farti male.

Ma quando la fondi la tua startup?

E’ ancora presto: non so ancora qual è il problema che vorrei risolvere, come farci i soldi, ma almeno nel frattempo mi sto facendo una cultura ;)

C’è un’opinione diffusa che tutti gli informatici dovrebbero diventare miliardari perchè basta una buona idea e il gioco è fatto, ma tanti informatici poveri dimostrano che non è così.

Una volta ho letto un libro sull’arte moderna, “Lo potevo fare anch’io”. Ditemi la verità, quante volte l’avrete pensato guardando i quadri moderni? Il punto però è che non l’avete fatto. Non avete mai neanche provato a realizzare un quadro, e vi scandalizzate se ora valgono milioni. Ecco, con l’IT succede più o meno la stessa cosa: ricordo quando da studente universitario mi lanciavo in dissertazioni coi colleghi, suggerendo che avremmo dovuto copiare questo & quello perchè ci voleva poco - la classica sindrome del “lo potevo fare anch’io”. Ma poi non l’abbiamo fatto.

Dopo aver letto alcuni libri sull’argomento ho francamente capito che, oltre ad avere un prodotto che spicca, una startup deve anche investire molto sul marketing e deve essere capace di trovare subito il modo di incamerare utenti & soldi, altrimenti… la fine è più vicina del previsto.