Ho provato la prossima versione di Eclipse (web-based) per voi

E’ uscita una nuova versione di Eclipse, denominata Eclipse Che (forse realizzata a Cuba?) che promette di essere un’autentica rivoluzione: non a caso, il titolo del sito è

Andiamo dritti al punto: Eclipse Che è un IDE che viene eseguito all’interno del browser. Avete capito bene: tutta l’applicazione è una webapp che compila, assembla e genera applicazioni Docker per una portabilità massima.

Installazione: scaricate il pacchetto per la vostra piattaforma, avanti avanti avanti fine. NON provate a cambiare installation path che fate guai (e sono stato una buona mezz’oretta a chiedermi perchè non riuscissi a farlo partire).

Primo avvio: si fa partire un .bat (o .sh) che lancia un webserver su localhost:8080 ; una volta raggiunto l’indirizzo si entra nell’IDE vero e proprio. La prima cosa che farà sarà chiedervi di definire un workspace (proprio come il vecchio Eclipse…) e a quel punto potrete provare a buttare le mani.

Primo progetto di test: Ho provato a creare uno dei progetti di esempio, nella fattispecie quello con GWT. Dopo averlo selezionato e cliccato su Next, l’applicazione si è bloccata. Mmm.

Secondo progetto di test: Visto che con la prima le cose non sono andate, ho provato a creare un progettino di test con maven. In questo caso il progetto è stato creato, ma non sono riuscito a farlo partire (si pianta quando provo a far partire l’app; credo che stesse provando a creare un Docker container e per qualche motivo pretendeva che ci fosse https in esecuzione).

Scusa ma… non funziona niente?

Si, non funziona niente, ma ciò che conta (e che mi elettrizza) è … il _potenziale_.

Siccome l’IDE non è più un programma standalone ma una webapp che gira in un browser, lo si potrà sia lanciare in locale sia installarlo su un server condiviso da tutta l’azienda e lavorare a più mani sullo stesso progetto, inventando nuovi paradigmi collaborativi (superando SVN e GIT).

Le compilazioni e le esecuzioni onerose vengono eseguite in background sul server, che potrebbe essere molto più potente della vostra macchina. Pacchettizzare tutti gli output, anche quelli di sviluppo, con Docker significa astrarsi completamente dal sistema operativo dell’utente.

C’è da dire che Eclipse Che non è il primo esperimento in questo senso. Altri siti offrivano qualcosa di simile, come Cloud9, o Codenvy, ma erano sistemi “esterni” che gestivano tutto per voi, senza la possibilità di customizzare l’ambiente con plugins o supportare nuovi linguaggi.

Attualmente Eclipse Che è un “proof-of-concept” o poco più, ma sono sicuro che nei prossimi mesi ne sentiremo delle belle. Forse tra qualche anno gli IDE (o meglio, tutti i programmi a cui siamo abituati) così come li intendiamo non esisteranno più.

Related Posts: